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​Stefania Sansonna si racconta: intervista alla pallavolista di Canosa

Tra passato, presente e futuro

Volley
Canosa venerdì 14 giugno 2019
di Sabino De Latte
sansonna
sansonna © n.c.

Definire con un solo aggettivo Stefania Sansonna potrebbe risultare riduttivo. La nostra concittadina, nonché neocampionessa europea, racchiude nella sua persona e nel suo modo di interpretare la vita e lo sport tanta umiltà e sacrificio e non a caso, proprio queste caratteristiche l’hanno portata sul tetto europeo.

Infatti, il 18 maggio 2019, la squadra piemontese è riuscita a vincere la massima competizione europea per tre set a uno contro l’Imoco Volley Conegliano (25-18, 25-17, 14-25, 25-22). Presso la splendida cornice della Max Schmeling Halle di Berlino, l’impresa è stata molto ardua ma al fischio finale è esplosa la gioia.

Un palmares di tutto rispetto quello di Stefania, che ha cominciato la sua carriera nel 1994 a 13 anni nella Polisportiva popolare a Canosa fino a raggiungere importanti successi come Supercoppa italiana e Champions League. Questi risultati fanno di Stefania Sansonna una delle pallavoliste più apprezzate nel panorama regionale e nazionale. Inoltre, proprio quell’umiltà e disponibilità l’hanno portata ad essere un punto di riferimento per i canosini che lo scorso 11 giugno l’hanno accolta in piazza Vittoria Veneto per una cerimonia di premiazione che ha visto il comune di Canosa di Puglia riconoscerle la benemerenza civica, qualcosa di assolutamente inedito per la nostra città.

Qui di seguito l’intervista alla campionessa

Ciao Stefania. Se dovessi guardarti indietro, avresti mai pensato che quella piccola grande donna che iniziò a giocare a pallavolo nel 1994 facesse tutta questa strada?

Ho sempre desiderato diventare una giocatrice di Serie A e ho immaginato al contempo di poter indossare un giorno la maglia della Nazionale Italiana e mi allenavo pensando che un giorno ci sarei riuscita. Non ho mai pensato per un attimo che avrei fallito nel mio intento e forse proprio per questo sono riuscita a sopportare tante difficoltà.

Quanto la tua famiglia è stata fondamentale in questo cammino?

E’ stata molto fondamentale perché è stata la prima che ha creduto in me. E’ stata sempre molto allegra e paziente e soprattutto mi ha permesso di sbagliare con la mia testa per farmi crescere. Infatti, questa è stata la cosa che in assoluto mi è servita di più, perché errori che oggi vedo compiere a gente di 35/40 anni io gli ho compiuti a 18 anni.

Da dove nasce questa passione per la pallavolo?

La passione per la pallavolo nasce dai cartoni animati Mila e Shiro che impazzivo nel guardarli e da mia sorella Carmela più grande di cinque anni che già giocava. Vedevo lei e per me giocarsi insieme era il massimo.

Secondo te, quale momento della tua carriera ha rappresentato il trampolino di lancio per l’avvenire?

In realtà ce ne sono stati tanti, ma sicuramente il periodo tra l’arrivo a Castellana Grotte(dove ho cambiato ruolo) e l’arrivo a Novara dove ho consolidato il mio nuovo ruolo, direi che è stato un decennio importante

Ci sono stati momenti difficili durante la tua carriera? Se sì, come hai cercato di superarli?

I momenti difficili ci sono stati e capitano a tutti. Io semplicemente cerco di non piangermi addosso, trovo sempre la forza e il modo di venirne fuori. E’ una questione di carattere!

Quale è stato il giorno più bello della tua vita da pallavolista professionista?

La sera di Berlino quando è caduta l’ultima palla. Alzata mia alla Egonu, pallonetto spinto e tutti sul tetto d’Europa!!! Siamo campioni!!

Hai molto apprezzato una frase di Papa Francesco che dice che arrivare in alto significa non perdere mai di vista il percorso fatto, tutti i passi e la fatica.

Ciò implica anche per certi versi un concetto di umiltà, per cui ti chiedo se a tuo modo di vedere, nel mondo dello sport di oggi ciò sia stato dimenticato oppure sia possibile trovare ancora campioni che nonostante le luci della ribalta, continuano ad essere umili come te.

Per me un campione lo è prima di tutto fuori dal campo. L’umiltà è il primo elemento che riconosci in un campione, altri atteggiamenti per me sono tipici delle persone mediocri.

L’abbraccio con tuo papà al termine della finale è stato commovente. Quanto è stato importante nell’inseguire questo sogno?

E’ stato fondamentale lui e tutta la mia famiglia, sono la mia sicurezza, il bene e l’amore vero che vince sempre su tutto e ti fa ricordare chi sei e da dove vieni.

Rappresenti per molti la speranza che i sogni possono avverarsi. Walt Disney diceva che se puoi sognarlo, puoi farlo. Cosa ti senti di dire in conclusione, alle nuove generazioni?

Di avere una passione smisurata, in fondo quando hai un “perché” forte puoi sopportare qualunque cosa: se ti piace sognare, svegliati! Io penso di aver appena cominciato e sento di poter dare ancora tanto allo sport.

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