Cultura

Lezione d’arte al museo archeologico di Canosa: protagonista la scuola Pavoncelli

Gli studenti di Cerignola hanno svolto una lezione di Storia dell'Arte

Cultura
Canosa sabato 16 marzo 2019
di La Redazione
Museo archeologico nazionale di Canosa
Museo archeologico nazionale di Canosa © n.c.

Una lezione d’arte al museo archeologico nazionale di Canosa: protagonisti i ragazzi della scuola Pavoncelli

L’arte non va insegnata, l’arte va mostrata, va fatta provare in tutti i suoi linguaggi e le sue pratiche.

Per tal ragione qualsiasi museo, da spazio espositivo, può diventare spazio collettivo ed educativo, luogo privilegiato di incontro con l’arte e la creatività.

Proprio questo è accaduto, lo scorso martedì, presso il Museo archeologico Nazionale di Canosa di Puglia, in cui i ragazzi della scuola secondaria di I grado Pavoncelli di Cerignola (IªD, IªI, IªN, IªO) hanno svolto un’innovativa lezione di storia dell’arte assieme alle guide della Fondazione archeologica canosina.

Così, la Prof.ssa Mara Russo spiega la sua innovativa metodologia didattica:

“Obiettivo principale della mia lezione al museo è stato quello di far conoscere i linguaggi dell’arte con un approccio innovativo, stimolante, giocoso e sensoriale per intraprendere un’esperienza creativa e per_formativa.

Così i giovani possono avvicinarsi all’arte in modo originale e giocoso attraverso cioè un rapporto attivo fra insegnamento (a scuola) e approfondimento (al museo), rafforzando, in questo, la sinergia fra i due “luoghi” e “momenti” dell’apprendimento. La visita è stata una lezione “dal vivo” di storia dell’arte, un percorso partecipato alla scoperta dei temi che permeano le opere esposte, così da aprire la classe all’arte e, per quanto possibile, alle complessità del mondo dell'arte che spesso rimane fuori dall’aula.

In realtà ho un sogno: Permettere al museo di entrare a scuola e alla scuola di andare al museo, con la creazione di una mostra in cui museo e scuola, grandi artisti e studenti dialoghino tra loro, in un presente condiviso, intrecciando problemi e temporalità diverse”.

I tesori vascolari dei corredi degli ipogei di Vico San Martino e Varrese hanno preso forma sulle tele magistralmente disegnate dai ragazzi. La storia ha preso vita: divinità mitologiche, ippogrifi, fanciulle e cavalieri da semplici oggetti di studio a protagonisti di una giornata indimenticabile.

La rappresentazione non è vista, quindi, solo ed esclusivamente come un prodotto grafico ma come la trasposizione, in forma grafica, di un pensiero, perché ritenendo il disegno, una “comunicazione”, “prima d’insegnare a fare è necessario educare a pensare ”.

Lo scopo è attivare nel singolo studente, secondo le rispettive capacità, inclinazioni culturali e socio-ambientali, quell’elasticità mentale e capacità critica necessarie per operare in senso progettuale, cioè previsionale, e comunque grafico-operativo, quindi, comunicativo.

L’arte diviene"comunicazione segnica" allo scopo di predisporre lo studente a leggere, interpretare, rappresentare e riproporre con proprietà lo spazio fisico bi e tridimensionale e tutto quanto in esso collocato mediante segni grafici su un foglio da disegno, luogo della comunicazione come le note su uno spartito per un musicista o grafi per un chimico o le formalizzazioni di concetti matematici mediante appositi simboli per un matematico.

“Col tempo e l’esperienza ho maturato l'idea che l’insegnamento delle Arti debba fornire allo studente elementi teorici d’indagine in modo che egli possa operare conoscendo e, contemporaneamente, acquisire conoscenze operando - prosegue la Prof.ssa Russo -. Così facendo si attuata, per ogni studente, un processo completo, concettuale e operativo che trova rispondenza nella formazione e sviluppo della specifica personalità.

Lo scopo didattico di detto insegnamento ha, come obiettivo principale, non tanto quello di “insegnare a disegnare ”, quanto quello di “educare l’allievo a "CREARE”, fornendogli le basi teoriche e culturali minime ma fondamentali, che lo rendano capace di leggere, capire, immaginare, creare.

Infine, un dovuto ringraziamento va al personale del Museo archeologico nazionale ed alle guide, Renato Tango e Francesco Specchio:ci hanno accolto ed illustrato le bellezze dell’eterna Canosa con profonda passione e professionalità“.

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