Settore lapideo

La Pietra di Trani è in crisi

Antonio Capogna parla della crisi del settore lapideo in Puglia e avanza proposte per il rilancio imprenditoriale del settore della pietra a partire dalla Pietra di Trani

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Canosa giovedì 17 settembre 2020
di La Redazione
La Pietra di Trani è in crisi
La Pietra di Trani è in crisi © n.c.

«Il settore lapideo negli ultimi cinquanta anni ha rappresentato un cardine dell'economia di Trani. Esso era il traino per lo sviluppo e la crescita del territorio, ma la politica scellerata degli ultimi governatori Pugliesi (Fitto ed Emiliano) e la crisi del settore edilizio hanno lasciato ampie ferite nel territorio di Trani e nel suo tessuto sociale e occupazionale.

Oggi, si va avanti faticosamente e il settore lapideo del polo industriale di Trani, negli ultimi anni ha visto una drastica riduzione di occupazione circa del 50%, determinando la chiusura di moltissime imprese lapidee presenti sul territorio. Vanno poi aggiunti gli effetti negativi indotti su tutte le attività (produttive, commerciali e di servizi) che gravitano intorno al settore. Una vera e propria emorragia in termini occupazionali e di ricchezza prodotta, con un impatto negativo su tutta l’economia del nord barese.

Le cause del maggiore e forte ridimensionamento occupazionale del settore sono da ricercarsi sicuramente anche nella attuale crisi economica e finanziaria internazionale, causata dal Covid19 che ha colpito l’economia globale ma soprattutto in una tendenza che è andata aggravandosi negli ultimi 10-15 anni, caratterizzata da fattori specifici, che hanno reso meno competitive le imprese lapidee locali, quali:

- la competizione esercitata sui mercati internazionali da nuovi Paesi emergenti come Egitto, Brasile, Sud Africa, Turchia, Tunisia, Grecia e soprattutto Cina, che presentano grandi bacini estrattivi con costi del lavoro e di trasporto fortemente concorrenziali;

- il progressivo aumento in Italia dei costi del lavoro, dei trasporti e dell’energia;

- lo scellerato export di materia prima in blocchi verso Cina, India e Medio Oriente.

- la carenza di materiale estratto, lasciando le aziende trasformatrici del polo di Trani senza materia prima che andrebbe meglio regolamentato.

- la sempre minore attività estrattiva locale, soprattutto problemi burocratici, che ritardano o bloccano il rilascio di concessioni e/o licenze per l’estrazione e la coltivazione delle cave conosciute sui mercati nazionali e internazionali come “Pietra di Trani”;

Si potrebbe iniziare da subito a coinvolgere la Regione Puglia in molteplici progetti di rilancio settoriale:

- contare su specifici finanziamenti regionali;

- attivazione di un tavolo di concertazione nella elaborazione di progetti specifici da candidare, a finanziamenti regionali, nazionali e comunitari, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione delle imprese e la commercializzazione della “Pietra di Trani”, anche attraverso la costituzione di un apposito consorzio che coinvolga tutte le attività sia commerciali che industriali estrattive e produttive;

- sottoscrizione di un protocollo di intesa per attivare una scuola di formazione con le molteplici organizzazioni sindacali finalizzato a rilanciare l’occupazione e la formazione delle maestranze;

- attivazione di un tavolo di confronto con le Amministrazioni Comunali dei territori interessati;

- a incentivare la ricerca per il riciclo per il diverso utilizzo dei materiali di scarto per farli diventare risorse economiche;

- a creare e adottare la certificazione di qualità “Pietra di Trani Originale” che garantisca le caratteristiche univoche della nostra Pietra».

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